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Come un battito del cuore, qui raccogliamo i flussi che vengono dalla rete per raccontare dnsee e la sua idea di Web.

12.04.2012 By Andrea Denaro
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Fuori dal coro n° 4 – Il nuovo Google G+ è bellissimo! Bellissimo, ma a cosa serve?

Non ho dei dati empirici per dimostrare quanto sto per affermare, nel senso che si può avere idea degli iscritti a G+ (c’è chi afferma che il numero degli iscritti sia ∼ 150 milioni) ma non di quanti realmente lo usano.

Facebook ne dichiara 850 e diffonde statistiche d’uso molto chiare; Wikipedia riporta che Twitter  ha raggiunto 140, con 340 milioni di messaggi al giorno.

Tuttavia il mio ragionamento è questo: tra Twitter e Facebook c’è una reale differenza di posizionamento, almeno io uso Twitter per una cosa e Facebook per un’altra:

a. Twitter per me è real time puro; Facebook invece è interessante anche nei contenuti non più freschi
b. Su Twitter sono “always on”, mentre su Facebook sono connesso sono in alcuni momenti della giornata
c. Twitter lo uso per lavoro, Facebook per cazzeggio

Cosa centra G+ in tutto questo? Ecco, appunto, cosa centra? Semplicemente potrei sostituire la parola Facebook con G+ e non cambierebbe nulla. In altri termini la mia convinzione è che, sui grandi numeri, l’esperienza d’uso di un prodotto talmente maturo come Facebook, contro un altro molto ben fatto (entriamo in ambiti di valutazione sogettiva, ma comunque direi che ottimo), non è così diversa. Ci può essere il fan di uno o dell’altro, ma la massa secondo me non vede alcuna differenza.

In uno ho più facilità a fare una cosa, in un altro a farne un’altra. E’ un po come la guerra tra i browser dell’ultimo periodo: Chrome, Safari, Firefox (perdonatemi non uso Windows ;-) ). Uno è meglio dell’altro su alcuni aspetti (adoro la barra unica di Chrome!), l’altro in altrettanti (l’elenco di lettura di Safari ad esempio). Ma non è che se domani sparisce l’uno o l’altro dalla mia vita cambia niente.  Infatti i browser ormai sono talmente tutti veloci, stabili, etc.. che sono assolutamente fungibili l’uno con l’altro. La differenza la fa, come è giusto che sia, il contenuto all’interno della pagina.

Allo stesso modo a me sembra che siamo arrivati ad un punto in cui Facebook è talmente completo, così come G+ è talmente ben fatto (copiando? beh, che male c’è!), che alla fine l’uno vale l’altro e la differenza allora la fanno i contenuti! In questo caso i contenuti sono gli amici. Ed in questo caso, secondo me su G+ trovo semplicmente un sottoinsieme dei contenuti che già sono su Facebook (perché in tanti si sono iscritti a G+), ma quanti hanno abbandonato Facebook o Twitter e non, invece, hanno semplicmente duplicato i post? Sarebbe una bella domanda da porre agli amici di Google.

A maggio il mondo è bello e invitante di colori dice una famosissima canzone di Jovanotti ed effettivamente mi sembra un perfetto modo per descrivere il mercato dei Social Media oggi: ci sono paesi dove Facebook è tutt’altro che diffuso [mappa 1] [mappa 2], anche se la quota di penetrazione cresce più velocemente di altri e quindi c’è spazio per investire. 

Ed è forse là che, se mai ci sarà, vedremo un futuro di per Google. 

In bocca al lupo allora a G+!

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15.11.2011 By Andrea Denaro

@sarofiorello reinventa al televisione partendo dalla cosa più tradizionale che c’è

Ieri sera è andato in onda #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend

Non è facile pensare ad una televisione che finalmente si reinventa partendo dalle proprio sue tradizioni più antiche, lo show del sabato sera (che poi ieri era lunedì, ma vabbè…). Invece Fiorello lo ha fatto molto bene!

In pochi, dei milioni di telespettatori collegati, hanno potuto godere dello stream su twitter (assolutamente casereccio, ma bello anche per questo) di @federicotaddia, uno degli autori dello show. Tra le chicche tutta una serie di foto dietro le quinte mandate in tempo reale: da Fiorello che si fa il calco al viso, a Borriello in versione abbonato. Ma anche commenti e curiosità.

In se per se nulla di sconvolgente, soprattutto se paragonato ad uno showman straordinario, frizzante, coinvolgente e molto umile come è Fiorello, di gran lunga in migliore che abbiamo in questo periodo in Italia. Nulla di sconvolgente appunto, però è un inizio! E’ un modo tutto nuovo di godere di uno spettacolo: sembrava veramente di essere in prima fila!

Addirittura online suggerivano battute che poi Fiorello ha veramente fatto in diretta! (Mazza non ci vedi una mazza).

Come dicevo, non è facile pensare ad una TV che si rinnova ed ad un ritrovato piacere di spendere sul divano di casa serate in famiglia. E la cosa più sorprendente è tutto questo accade a Rai 1, la TV della nonna per eccellenza!

Tutti gridano da mesi, se non anni, alla carenza di qualità nel servizio pubblico, soprattutto per Rai 1; eppure ieri sera Fiorello (grazie anche a vertici Rai  assolutamente presenti e partecipi) ha dimostrato che forse ci sono troppi preconcetti in tutti noi, sia da un lato (nel pubblico) che dall’altro (nella dirigenza). Dobbiamo dare risalto a quello che è stato fatto ieri, serve per aprirci la mente. Nel mio piccolo mi ci impegnerò anche io! 

Spero di cuore che questo esperimento sia portato avanti e sviluppato perché l’esperienza di creare veramente un contatto con il pubblico, aggiunge al piacere di guardare la tv un momento tutto nuovo e tutto da godere. Certo servono le persone: Fiorello è sincero, fa tutto questo perché si diverte, non per soldi. E non è poco! (Già dalle 9 di stamattina ha pubblicato un video con il giornalaio Cesare per commentare la serata di ieri). Ma sono sicuro che ci sono tanti altri pronti a fare altrettanto.

E come ha detto Cesare stamattina: Ridi! Ridi nella vita! Nun sai che ti aspetta!

P.S. la forza della rete è incredibile: ieri sera un utente si lamentava della presenza delle 500 gialle in scena perché sarebbero state pubblicità alla Fiat (bah… ndr)

L’unica risposta che ha dato Fiorello appena finito lo show è stata proprio a lui, creando un piccolo scoop per chi, come me, lavora in comunicazione. ”Non sono testimonial fiat da tre anni! non ci siamo lasciati neanche in buoni rapporti….“ Beh, se non è sincerità questa…

Non so in Fiat se e quanto saranno contenti, ma questo è la bellezza della genuinità della rete, soprattutto di Twitter. 

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28.10.2011 By Andrea Denaro
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#trony bene o male: basta che se ne parli

Roma, ed in particolare la Dnsee ieri ha risentito parecchio del fenomeno Trony.

Non posso esimermi da fare una serie di considerazioni (personali e non). Siccome il post è lungo lo dico subito: credo che questa sia una delle migliori inaugurazioni mai fatte in Italia.

Calcoliamo un momento il costo di questo lancio (affissioni e radio a parte): se non ricordo male 9.000 scontrini. Se diciamo che ogni acquirente ha usufruito di almeno 100 euro di sconto, diciamo circa 900.000 di mancato guadagno. Non si tratta di 900k di costo infatti, considerato che almeno la metà sarà stata la loro quota di profitto sui pezzi venduti. Quindi ipotizziamo che sia costata 500k. 

Cosa avrebbero ottenuto con una campagna di 500k su scala locale? Probabilmente molto meno; sicuramente molto molto molto meno a livello nazionale, direi nulla. Quindi ritorno sull’investimento: eccezionale!

Certo qualcuno potrebbe obiettare che il brand Trony ne è uscito male. Forse si. Ma per capirlo meglio parlerei di colpe e problemi reali da un lato e di percezione dall’altro.

 
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Iniziamo con la percezione. Il messaggio che è arrivato è: Trony fa degli sconti talmente eccezionali che la gente fa a botte pur di entrare. Attenzione: se è vero che per i residenti si è sviluppato una sorta di odio per Trony, è pur vero che parliamo di uno store, non di un prodotto

Ricordo di aver venduto la Smart per il pessimo servizio di assistenza dei primi anni 2000; se ricevo un cattivo servizio legato da un prodotto, cambio prodotto perché nella mia scala di valore ritengo di poter spendere meglio i miei soldi. Ma Trony, nell’acquisto di un iPhone, piuttosto che di un Samsung, è semplicemente un mezzo: compro l’iphone, non Trony. Trony è quindi fungibile con qualsiasi altro store. (Diverso sarebbe con il commercio elettronico, ma questa oltre ad essere un’altra storia è un altro post). Pertanto simpatici o antipatici che siano, sono sicuro che anche quelli che oggi sono più “incazzati” faranno una visita in quel punto vendita durante le feste. Me compreso ;-) .

Non solo questo messaggio (trony = prezzi imbattibili) è arrivato ai romani, ma grazie ai disordini di ieri, lo hanno recepito in tutta Italia! Ieri parlavo con i miei colleghi a Milano, con i tassisti, con alcuni clienti… Tutti mi chiedevano di Trony! Anche Google Trends conferma che negli ultimi due giorni le ricerche connesse a Trony sono ovviamente schizzate alle stelle, così come più di 300 notizie da tutti i principali quotidiani hanno invaso la rete! #Trony era trend topic su Twitter e andava per la maggiore sui post di FB, mentre alcuni tra le decine e decine di video su youtube hanno raggiunto oltre 20mila visualizzazione in 24 ore.

Insomma, un vero successo! 

Piccola nota da residente: effettivamente anche se la percezione delle persone è che Trony sia colpevole di disordini e disservizi, la verità è che la colpa più grande ce la ha l’amministrazione comunale: sapevano che avrebbe aperto un enorme megastore (hanno lavorato anche loro nei mesi scorsi per trovare una soluzione ad una struttura, il mercato, in crisi economica) e sapevano bene che questa area è da anni lasciata allo sbando più totale. Non mi va di entrare in tristi polemiche, ma vi garantisco che convivere con orde di ubriachi che tutte le sere bloccano la circolazione non è piacevole!

Lasciatemi chiudere ricordando un fatto. Siamo in Argentina, è il 2001, il paese è prossimo (o appena andato, non ricordo) in default. Girando per la città ricordo una cosa che mi colpì veramente: è vero che assaltavano i supermercati , ma per rubare tutto tranne che i beni di prima necessità! Vino, stereo, carta igienica, ma non da bistecche e pacchi di pasta.

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Questa è la degenerazione della nostra società: la gente che era (ed é ancora!) in fila da Trony sono mediamente nella fascia più bassa della popolazione, eppure l’idea di comprare un iphone 4 o un televisione con 100 euro di sconto, li porta a prendersi a pugni e fare 8 ore di fila! Poi magari non mangiano a cena o mangiano roba da ultimo discount, però ora possono telefonare con l’iphone… 

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07.10.2011 By Andrea Denaro

L’ultimo regalo di Steve Jobs

Il consumismo sfrenato nel quale viviamo ci porta a puntare i riflettori su iphone, ipad, numeri e record. 

Ma ci sono tanti altri aspetti che dovrebbero farci riflettere. 

Alla fine abbiamo scoperto di essere tutti Apple-maniaci: i principali quotidiani di tutto il mondo hanno scritto pagine e pagine sulla la morte di Jobs. Se ci chiedessimo cosa sarebbe successo se Leonardo fosse nato, vissuto e morto a cavallo di questi tempi, questa sarebbe la risposta. 

Perché in fondo, al di là di tutti i proclami, Jobs è stato veramente il Leonardo dei tempi moderni, unico a saper trasformare la logica in arte.

Tutti hanno in mente Jobs per la Apple e la Apple per l’iPhone ed iPad. Ma queste, per quanto incredibili sono solo due espressioni del suo genio. Tanti parlano del marketing, nessuno parla del valore più importante della azienda di Cupertino: è stata la prima azienda a porre, veramente, l’utente al centro. Il successo planetario di Apple, che ha richiesto peraltro anni ed anni di fatica per essere conquistato, non è stato un bel logo o un bel telefono, ma stato fare cose che emozionassero l’utente quando le usava.

Mi dispiace signori miei, ma questa è arte!

E la stessa arte è riuscita a metterla nel cinema, con Pixar (avete presente Toy Story, Monster & Co., Cars, gli Incredibili e tanti altri successi). Jobs è stato il Disney di fine secolo (e non a caso di Disney era diventato uno dei primi azionisti).  Un arte coerente fino in fondo, che non ha portato solo successi, ma tanta tanta fatica e svariati fiaschi. Ed alla fine, proprio grazie  alla sua inattaccabile coerenza, ha pagato.

Tuttavia quello che più mi ha colpito è l’aspetto umano di tutta questa storia. 

Rileggendo passo dopo passo i momenti salienti della sua vita  trovo che il rapporto con la morte sia decisamente la cosa più intensa: lo ha cambiato sensibilmente, sviluppato ulteriormente il genio che è in lui. 

Attenzione non mi riferisco solo all’aspetto umano (peraltro assolutamente nascosto dietro a miti, mezze verità e verosimili leggende) ma anche agli aspetti lavorativi. Guardando gli ultimi 6 anni di Apple, per intenderci quelli “tumorali”, è facile accorgersi degli effetti che questa notizia ha avuto su di lui.  

Ed alla fine di tutto quello che mi fa riflettere è che nemmeno lui, il grande genio Re Mida, l’uomo che ha letteralmente rivoluzionato tutto quello su cui ha messo mano, nonché una delle più facoltose persone del mondo… Nemmeno è riuscito a battere la “Malattia”. 

Davanti ad essa Steve è tornato umano: piccolo ed impotente davanti al Destino, proprio come ognuno di noi. 

E quindi più che sul valore della comunicazione, del design, del management e dell’impresa, credo che la storia di Steve Jobs ci debba aiutare a riflettere sul valore della vita. 

E’ questo, forse, il suo ultimo regalo. 

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06.10.2011 By Andrea Denaro

Telepass per iPhone, altro successo @dnsee

Ancora 5 stelle ( o quasi :-D ) per un'app pensata e progettata da Dnsee!

Cover Art

Telepass

Telepass

Categoria: Utility

Aggiornato: 10/08/2011

405 valutazioni

       

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12.07.2011 By Andrea Denaro
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Fuori dal coro n° 2: Facebook ed i suoi primati. Quanti sono gli utenti falsi?

L’ultima informazione che ho è che Facebook ha superato quota 750 milioni di iscritti (al momento in cui scrivo).

Impressionante. 

Se non ricordo male rappresenterebbe la terza nazione della terra per popolazione. Insomma, effettivamente il potenziale è veramente straordinario. Mi immagino un momento nel quale l’utenza di Facebook diventerà sinonimo di identità personale visto che la avremo quasi tutti.

Tuttavia i numeri impressionanti che girano dietro questa enorme macchina da guerra dovrebbero far riflettere sugli interessi spaventosi che sono in grado di muovere. (Anche dopo aver visto The Social Network)

Oggi Facebook ha un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari, raddoppiando in pochi mesi il già incredibile valore raggiunto a gennaio e sul quale si sono interrogati, giustamente, non pochi analisti. Certo 4 miliardi di dollari di fatturato che Facebook prevede per fine anno, solo di advertising, non sono pochi; non sono pochi soprattutto se si considera che permetteranno il sorpasso di Google e Yahoo nel mercato del advertising online americano! Tuttavia 100 miliardi rappresentano evidentemente un valore prospettico e non basato sui numeri di oggi. Tanto per avere un’idea il valore di oggi di Google è di 170 miliardi a fronte di 30 miliardi di ricavi; Yahoo ne vale 19 su 6 di ricavi ; Linkedin… bhè Linkedin vale 20 miliardi a fronte di 300 milioni di ricavi!

Insomma, bolla o non bolla, Zuckerberg è diventato il 3 uomo più ricco nella Silicon Valley e tra i primi 30 in tutti gli Stati Uniti, grazie ad una fortuna stimata in circa 13/15 miliardi di dollari.

Questa necessaria premessa serve a noi tutti per capire le motivazioni che potrebbero spingere a chiudere un occhio su qualche informazione poco chiara. Tanto per avere una idea degli interessi in gioco, consiglio la lettura di questa notizia apparsa qualche giorno fa: il lancio di Google+, che proprio non definirei rivoluzionario, ha comunque significato per Page e soci un bel bonus prima delle vacanze, quasi 20 miliardi di dollari!

Ma torniamo a Facebook. Audiweb dichiara a Maggio una Internet Audience così ripartita:

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Da una prima analisi mi sembra un dato assolutamente coerente (ovviamente), anche confrontato con la composizione della popolazione italiana fornitami da Istat che mi da un totale 11/24 superiore agli 8,3 milioni (la tavola Istat tratta i soli italiani, quindi probabilmente la differenza si riferisce ai residenti ma non italiani). 

(Devo ammettere che mi ha incuriosito l’utilizzo di Internet nella fascia 18/24 rispetto a quella dei 35/54 anni, molto simile. Sicuramente l’utilizzo lavorativo conta, ma non pensavo che i digital natives fossero più addicted.)

Comunque è qui mi casca l’asino!

Facebook offre un ottimo strumento di profilazione per pianificare campagne pubblicitarie. Seguendo il processo per creare una nuova campagna si arriva ad una pagina che permette di identificare dei precisi target di utenti. 

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Ad oggi, 12 luglio, questi sono i dati che ho recuperato:

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Basta poco per accorgersi che secondo questo calcolo si presuppone che ci siano più utenti su Facebook che italiani in Italia!

Infatti stando a Nielsen (Audiweb) la popolazione è superiore ai 4,4 milioni in questa fascia; l’Istat addirittura parla di 4,3 milioni. Facebook ci dice che 4,6 sono su Facebook e quindi la prima considerazione che mi verrebbe da fare è che circa il 10% delle utenze sono false.

(nota: per false intendo che non riportano informazioni corrette, al di là se sono duplicati, errori, etc…)

E’ difficile stimare effettivamente quali siano gli utenti veri e quanti siano fake, perché è difficile sapere con certezza quanti ragazzi tra 18 e 24 anni siano effettivamente connessi in rete. Certo è che guardando le connessioni quotidiane fornite da Audiweb (30%) per questa fascia di età si fa fatica a pensare che il 100% degli italiani tra i 18 ed i 24 anni sia iscritto (fermo restando che sicuramente sarà un numero alto).

Se ipotizzassimo che lo 80% della popolazione nella fascia 18/24 fosse online avremmo un totale di  poco superiore ai 3,5 milioni. Paragonandolo ai 4,6 milioni che mi comunica Facebook, avremmo il 25% di utenze impossibili.

Anche se l’azienda americana mette a disposizione una ricca pagina di FAQ che aiuta a valutare le informazioni, si ripropone un annoso problema per Facebook: quante utenze sono fake?

Curiosando un rete ho trovato alcuni autori che identificano in circa un terzo il numero degli account falsi (per i motivi più disparati). Ovvio: c’è da distinguere la motivazione che porta un utente a creare un account finto (dal dolo, alla semplice distinzione tra account “pubblico” e “ristretto”), ma un terzo mi sembra proprio tanto, forse troppo. Il bello di Facebook è poter creare attraverso strumenti virtuali delle relazioni reali, ma come si dice: la mamma degli stupidi è sempre incinta!

Certo è che, se veramente fossero un terzo, ma anche un quarto, sarebbe una bella doccia fredda per Zuckeberg e soci: non che 400 milioni di iscritti reali siano pochi, ma comunque c’è una bella differenza.

Mi ha stupito, lo ammetto, trovare così poche informazioni “autorevoli”. Ai tempi della Click Fraud di Google ne parlarono tutti e tutti ne hanno scritto; oggi Facebook vale per gli utenti e per il traffico e pagine viste (anche quello impressionante) che ha, eppure nessuno si chiede quanti di questi 750 milioni sono reali.

C’è da dire che Facebook stessa vieta la creazione di account finti, così come in California è stato addirittura vietato per legge.

Per tirare una sorta di conclusione è chiaro che se Facebook si propone come la Rete delle Reti (con la erre maiuscola non a caso), il mezzo per eccellenza per far interagire le persone, ma è chiaro che dovrà trovare degli strumenti ancora più efficaci per garantire l’identità delle persone online. 

Facebook è una azienda straordinaria ed i soldi arriveranno sempre di più, mentre questa è forse la vera grande sfida che la aspetta nel prossimo futuro.

P.s. Berlusconi non rientra fortunatamente nel cluster di utenti 18/24 che ho preso in considerazione, perché così su due piedi ho contato almeno cento utenti con il nome Silvio Berlusconi (senza considerare quelli con simpatici epiteti); avrebbe sballato tutte le mie considerazioni!

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