E’ passata più di una settimana dal symfony live 2011, ed è tempo che tiri giù almeno due impressioni su questo evento.
Il mio punto di vista è ormai, definitivamente, più da CTO che da sviluppatore: non ho visto quasi nulla che non fosse già tecnicamente noto e applicato (almeno vagamente), ma le sensazioni sono positive e le sintetizzerei in quattro punti:
1. Touch the change
Un evento del genere è sempre consigliato, aiuta a respirare quella sensazione di “what’s goin’ on”, a vedere come si muove e come reagisce una comunità ai cambiamenti; e in questo senso Symfony è a mio avviso decisamente uno dei fattori trainanti di questo cambiamento.
2. Good, old software engineering
Symfony ha, a mio avviso, il pregio e il valore di introdurre un po’ di sana ingegneria del software in un mondo (quello PHP) che ne sentiva la mancanza.
Ho sempre confrontato le piattaforme Java e PHP valutandone i pro e i contro con il distacco di chi ormai non ha più guerre di religione da fare ma solo problemi da risolvere. Non mi metterò a fare un confronto completo ora, ma dovendo fare una sintesi brutale direi che mentre le verticalizzazioni sul web su piattaforma LAMP si sono sprecate, facendo leva sul largo uso e sulla semplicità di queste soluzioni, le standardizzazioni e i buoni, vecchi sani principi OOP non sono stati molto considerati. Non serve parlare di “enterprise”, stiamo parlando di semplice qualità del software.
Per non parlare del fatto che la produzione reale ha bisogno di vero software configuration management, per gestire il ciclo di vita di una soluzione software.
Symfony sta, in parte, facendo quello che ha fatto Spring in Java; non si sta inventando nulla di nuovo, naturalmente, ma tanto di cappello (anzi, chapeau) a Sensio per aver raccolto un po’ di soluzioni e averle reimpacchettate per noi, in un contesto sicuramente più “KISS” rispetto a quello Java (che ha però anche uno scope naturalmente più ampio).
Non mi sono certo esaltato vedendo concetti come l’Inversion Of Control, l’Aspect Oriented Programming, l’Attribute Oriented Programming, il Behaviour Driven Development e così via: ma ho tirato un sospiro di sollievo!
Mi domando solo perchè ci abbiano messo tanto.
3. Content management framework
Symfony è già di suo un framework che offre uno scaffolding per fare web application: è già una buona base di per sé, ma in fondo stiamo parlando di PHP, più web di così. Però finora i tempi non erano ancora maturi per un vero CMF, mancavano (appunto) le basi. Certo, in un certo senso prodotti come Drupal ed EZ Publish sono CMS con dentro un CMF, ma sono sempre prodotti che possono essere usati “out-of-the-box” via software configuration.
Si è parlato di Symfony CMF, e per me è stato un piacere vedere che le mie idee hanno trovato riscontro. Dato che su questo fronte io e i ragazzi in Dnsee ci stiamo già lavorando, non può che essere incoraggiante sapere che c’è qualcosa in comune. E non aggiungo altro sul perchè a volte è meglio un CMF o un CMS, o su come vedo io l’argomento: farò un articolo appositamente.
4. Fabien Potencier
Beh, ha un po’ la sindrome di protagonismo di Steve Jobs, ma devo dire che se l’è venduta bene. Anche considerando “l’effetto demo” che lo ha colpito nel corso del talk di giovedì, quando il suo keynote (un “hands on symfony 2″) non ha funzionato proprio a dovere. Tra l’altro, devo purtroppo ammettere che è stato un po’ deludente, ma non tanto per l’inconveniente tecnico (può capitare a chiunque), ma perchè mi sarei aspettato un talk dal taglio tecnico un po’ più alto, in cui si descriveva il framework da un punto di vista di di design quanto di produzione. Invece ha puntato tutto sulla “propaganda” del prodotto, per mostrarne la semplicità a coloro che forse non sono abituati a certe soluzioni (leggi “scrivono codice procedurale”).
Decisamente più d’effetto “marketing” invece il talk finale, “one thing more”, in cui (con una buona dose di autoironia francese) ha lanciato di fatto il suo www.symfony.com.
Per chi come me sta facendo convergere una software factory su PHP prima, e su Symfony poi, non può che essere un promettente segnale.
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